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Luigi

Facebook e Samsung: quando un bug sbeffeggia la privacy

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Divertito
Luigi
Fondatore

A volte c'è dolo, a volte è mero errore, ma le conseguenze potrebbero essere gravi comunque: così Facebook e Samsung hanno messo a rischio la privacy di molti utenti a causa di un bug nei propri sistemi.

 
Ragionare sulla privacy online significa capire (cioè, costruire una piena consapevolezza) circa le dinamiche che possono mettere a rischio la sicurezza dei nostri dati personali. E sia chiaro un fatto: sebbene molti tendano a sminuire il tema nascondendosi dietro un'alzata di spalle e un "io non ho niente da nascondere", anche questi ultimi non necessitano più di qualche minuto di seria riflessione per capire come una fuga di informazioni dal proprio smartphone potrebbe rapidamente mettere a repentaglio rapporti, progetti e legami. Ed in queste ore alcuni milioni di utenti potrebbero doverci fare i conti improvvisamente, sia a causa di un proprio account Facebook, sia a causa di un proprio device Samsung.

Quel che si fa troppo spesso, infatti, è il dare per scontato l'assunto per cui gli strumenti che si utilizzano siano ragionevolmente sicuri ed in grado di garantire l'alto livello di tutela percepito. Così non è, così non può essere, così non sarà mai. Il primo motivo è quello noto, ma emerso con prepotenza nei mesi passati con il caso Cambridge Analytica, per cui i dati sono merce preziosa e grandi sono le tentazioni di sfruttare tale valore da parte di tutti coloro i quali hanno modo di gestire i dati stessi. Il secondo motivo è legato invece a qualcosa di molto più sottile e imperscrutabile: gli errori.
 

Succede su Facebook e device Samsung


Nel giro di poche ore due notizie per molti versi di simile natura sono emerse a confermare l'ennesima debolezza del mondo della privacy. Da una parte c'è Facebook che ha diramato notizia di come un bug nel proprio sistema abbia sbloccato, tra il 29 maggio e il 5 giugno scorso, gli utenti che in precedenza si erano bloccati. Questo significa che se Tizio non voleva che Caio vedesse i propri contenuti su Facebook, ha agito ragionevolmente come se tale blocco fosse effettivo. Ma per alcuni giorni così non è stato e Caio ha presumibilmente letto tutto ciò che Tizio ha pubblicato. Con evidente imbarazzo potenziale, se non peggio. Facebook si scusa, Facebook corregge, Facebook segnala, ma la frittata è ormai fatta e la cosa è notificata al pubblico con un mese di ritardo. Sono state 800 mila le utenze colpite dal problema, ognuna delle quali in queste ore ha ricevuto una apposita notifica sul proprio news feed. In quasi contemporaneità emerge un problema sui dispositivi Samsung, dove alcuni modelli di nuova generazione (ad esempio Galaxy Note 8 e Galaxy S9) inviano erroneamente e casualmente immagini ad utenti presenti sulla lista contatti. Il problema è insito nell'app per l'invio di SMS predefinita. Inutile evidenziare come tale comportamento potrebbe essere clamorosamente lesivo se la gallery dovesse contenere immagini sensibili o comunque imbarazzanti. Secondo quanto emerso, il problema non lascia neppure traccia: il mittente non ha la possibilità di sapere se il proprio device ha inviato qualcosa, se non ricevendo un avviso dal destinatario a invio ormai avvenuto. Samsung avrebbe già confermato di essere a conoscenza del problema e di essere al lavoro per una repentina risoluzione.

Sia per Facebook che per Samsung il problema è stato originato da un errore nella gestione software dei sistemi in uso: succede, poiché a monte v'è l'elemento umano, ossia l'anello debole dell'intera catena dello sviluppo. Errori che potrebbero apparire banali, però, rappresentano una minaccia evidente e sottile, una sorta di mina vagante nell'uso di device che conservano tutti gli aspetti più intimi della propria vita e del proprio rapporto con le reti parentali, sociali e professionali delle quali si fa parte. La tutela di questi piccoli frammenti di vissuto sono di importanza eccezionale e non si farà mai abbastanza per proteggerli sia dagli abusi che dall'errore: soltanto una piena consapevolezza sulla conservazione di questi frammenti, sulla loro gestione e sulla debolezza insita nei sistemi informatici può aumentare il tasso effettivo di sicurezza con cui si agisce all'interno della dimensione immateriale della propria vita.

Fonte Articolo: Punto Informatico

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